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Come si descrive un quartiere?

La vita di NoLo è pricipalmente una vita di strada, fatta da persone che di giorno aprono i propri negozi o portano i bambini al grande Parco Trotter e di sera si ritrovano a mangiare un piatto etnico peruviano o un kebab tra amici. Ma c’è un momento del giorno, un momento dove la città si è appena svegliata, alcuni stanno accendendo le macchine per andare a lavorare e pochi altri stanno prendendo il caffè nel bar sotto casa; e l’atmosfera, i colori del cielo, i raggi di sole che passano tra gli alti palazzi, (alcuni semplici edifici popolari, altri edifici più moderni) fanno sembrare ogni quartiere un quartiere tranquillo e pacifico.

Volevo appunto descrivere NoLo, come poche persone lo vedono ogni giorno: Molte foto, nel bel mezzo della strada, in un momento in cui c’è poco traffico, ma ce n’è abbastanza da non lasciare il tempo di posizionare un treppiedi, dove la luce morbida delle prime ore del giorno, rende l’idea di pace e serenità, nonostante la pioggia del giorno prima.

Si può dire che questo progetto è frutto della spontaneità: non sono partito da un percorso prestabilito  ma al momento ho deciso di seguire Via Padova e di fotografare tutte le vie perpendicolari, proseguendo così fino a quando ho incrociato il cavalcavia ferroviario, ho proseguito verso ovest fino all’incrocio con Viale Monza e sono tornato verso Piazzale Loreto, continuando a fotografare le vie perpendicolari.

Un lavoro seriale, secondo me può descrivere bene un quartiere, nonostante la rigidità dell’inquadratura, perché si notano tutti i segni della multietnicità del quartiere, specialmente dalla presenza di negozi e ristoranti etnici e per i murales, arte prettamente sudamericana. La mia serialità si nota appunto da tre cose: tutte le foto sono scattate attraversando una strada, cercando di tenere l’orizzonte al centro del frame e cercando, ove possibile, la simmetria della strada e dei palazzi. Il fatto di posizionarmi in mezzo alla strada mi ha anche fatto pensare a quante volte (molto poche) ci fermiamo a guardare una strada nella sua completezza perché, soprattutto nelle grandi metropoli, dove le macchine passano senza sosta, e solo le primissime ore del mattino permettono alle persone (e ai fotografi) di fermarsi e osservare la città da questa particolare prospettiva.

L’ordine nel quale le foto sono impaginate, descrive un percorso “allungato” dal Piazzale Loreto al cavalcavia ferroviario, considerato il confine di NoLo, e l’inizio di Turro, un altro quartiere periferico di Milano.

Per la realizzazione di questo lavoro mi sono ispirato a quello che può essere considerato uno dei  primi fotografi seriali della storia, il francese Eugène Atget, che fotografando le vetrine dei negozi parigini descriveva la città, le persone che ci lavoravano e le persone che ci vivevano; anche lui usciva all’alba presumo per avere dei riflessi meno forti nei vetri o per avere meno clienti che disturbavano la sua fotografia. Per quanto riguarda il mio linguaggio, questo può avvicinarsi alla rigidità e al rigore di Bernd e Hilla Becher, pionieri della scuola di Düsseldorf, ma per quanto riguarda l’uso del colore il mio linguaggio si avvicina anche a quello di Stephen Shore, fotografo statunitense attivo dai primi anni 60, anche per quanto riguarda l’assenza della figura umana nelle sue fotografie e la somiglianza visiva di alcuni suoi scatti, che possono essere definiti speculari.

Fotografie di Niccolò Cantile

Data
Archivio
Corso Bauer 2018-2019